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Antonio Procida

10 settembre 1828 – Napoli, 31 marzo 1888

Antonio Procida
29 giugno 2025 alle ore 13:53:52
5 luglio 2025 alle ore 15:43:21

Un ufficiale borbonico tra fedeltà monarchica e scandali postunitari
Napoli, 10 settembre 1828 – Napoli, 31 marzo 1888
Antonio Procida, figlio di Giuseppe, originario di Palermo, e di Maria Michela Espinosa, nacque a Napoli in un momento cruciale per il Regno delle Due Sicilie. La sua vita attraversò il crepuscolo dell’epoca borbonica e si intrecciò con gli sconvolgimenti politici e sociali dell’Italia unificata.
Una carriera al servizio della monarchia
Nel luglio 1849, Antonio ottenne un traguardo insolito per l’epoca: fu ammesso alle Reali Guardie del Corpo, prestigioso corpo d’élite borbonico, nonostante non possedesse titoli nobiliari – chiaro segnale della sua determinazione e delle sue capacità. Superato l’esame d’ordinanza, fu nominato alfiere dei Cacciatori a piedi nel 1856 e promosso tenente nel settembre 1859, entrando a far parte del 1° Reggimento Granatieri della Guardia Reale.
La campagna del 1860 e la fine del Regno
All’arrivo di Garibaldi a Napoli, Procida era stanziato con il suo reggimento vicino Capua, uno dei fulcri della resistenza borbonica. Partecipò alla campagna difensiva fino alla resa di Gaeta nel novembre 1860, che segnò la fine della Guardia Reale e la dissoluzione dell'esercito borbonico.
Un legittimista nell’Italia unita
Nonostante la caduta del Regno, Antonio non rinnegò mai la sua fedeltà alla monarchia borbonica. Legato agli ambienti legittimisti, nel 1870 fu coinvolto nello scandalo del Banco Ruffo Scilla, travolto da una crisi che colpì investitori e nobili decaduti. Procida venne arrestato, anche se il ruolo da lui giocato non è ancora del tutto chiarito nelle fonti ufficiali.
Iconografia e memoria
Una fotografia d’epoca ci restituisce l’immagine più autentica di Antonio Procida: in gran uniforme da ufficiale dei Granatieri della Guardia Reale, con giubba ornata, spalline rigide ed elmo piumato. Il suo portamento elegante e la composizione dello scatto — con tenda decorativa e tavolo ricoperto da tessuto damascato — lo collocano perfettamente nello stile fotografico riservato agli alti ufficiali e ai personaggi di rilievo nella Napoli borbonica di metà Ottocento. Probabilmente fu scattata in uno studio fotografico di prestigio, a Napoli tra il 1860 e il 1875.

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