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In famiglia c’è sempre stata la consapevolezza di un legame profondo con la vita di mare: mio padre e i suoi fratelli erano marinai, e pare lo fosse anche mio nonno, sebbene non sia riuscito a confermare questa ipotesi. Mia nonna era solita dire: *"Mai un Lopes senza divisa di marinaio"*. La sua scomparsa, tuttavia, le risparmiò il dispiacere di vedermi, unico nipote maschio, in divisa da fante. Per garantire che i suoi figli mantenessero il legame con la Marina, ella impose loro, se destinati all’Esercito, di presentarsi in Capitaneria per arruolarsi in Marina. Così, il primogenito partecipò allo sbarco a Corfù nel 1923 e, alla morte del padre nel 1926, divenne capofamiglia. La Seconda Guerra Mondiale non lo coinvolse militarmente, diversamente da Giuseppe e mio padre, entrambi imbarcati.   Mia nonna parlava spesso dei Lopes marinai, ma in realtà anche diversi uomini della sua famiglia erano legati al mare sin dai tempi del Regno di Napoli: sono risalito addirittura al 1700. La nonna, originaria di Castellammare di Stabia, apparteneva a una famiglia con legami radicati in Agerola, Amalfi, Sorrento, Salerno, Vico Equense e Napoli stessa.   Mi sono sempre chiesto quali vicissitudini avessero condotto al matrimonio tra lei, Assunta Maria Lucrezia Piatti, appartenente a una famiglia “altolocata”, e mio nonno, Domenico Lopes, un artigiano mosaicista di Palermo. La ricerca genealogica mi ha aiutato a svelare il mistero: il mio capostipite, Salvatore Lopes, nato intorno al 1771, lavorò per anni a Napoli, come alcuni dei suoi figli e nipoti. Abitò nel quartiere di San Ferdinando, dove risiedevano anche parenti della nonna. Alcuni di loro, sempre marinai, prestarono servizio presso l’Arsenale di Palermo durante il Regno delle Due Sicilie, e lì sposarono donne del posto. Giuseppe, figlio di Salvatore, sposò una partenopea e poi si trasferì a Palermo.   Un prozio della nonna, Michele Siciliano (o Ciciliano, secondo alcuni documenti), era marinaio nella Guardia Reale Compagnia dei Marinai, così come Ignazio Bonsignore di Palermo, anch’egli dello stesso corpo, che sposò un’altra prozia della nonna. È facile intuire come questi legami abbiano favorito l’unione tra le due famiglie. Il mio bisnonno, Raffaele Piatti, morì a Palermo, dove si era recato per lavoro.   Questi eventi legati alla vita militare hanno contribuito a creare una rete familiare diffusa, ma eviterò di accumulare troppi dettagli in una volta: dedicherò pagine separate a ogni protagonista.   Un altro aspetto interessante riguarda gli emigrati che, indossando le divise di altre nazioni, combatterono nelle due guerre mondiali. La ricerca genealogica mi ha permesso di ricostruire eventi che danno un’idea della brutalità della guerra. Mio zio, Giuseppe Lopes, era di base a Messina; mio padre, Raffaele, fu trasferito dagli equipaggi alle Batterie Costiere, con destinazione Milazzo, Messina. Entrambi si trovavano lì l’8 settembre 1943. Due loro cugini, emigrati negli Stati Uniti e cugini tra loro, sbarcarono uno a Gela, diretto a Palermo e poi Messina, e l’altro a Pachino, con la stessa destinazione. Non si erano mai incontrati, e in quei momenti tragici avrebbero potuto combattere l’uno contro l’altro. Sono certo che mio padre non incontrò gli Americani, ma solo i Tedeschi. Di mio zio non so: è morto giovane e possiedo solo pochi aneddoti raccontati dalle zie.   Un ringraziamento speciale va agli Archivi di Stato, che custodiscono le liste di leva e i registri militari depositati dagli enti militari, al sito “Albo dei Caduti della Grande Guerra”, agli uffici del Ministero della Difesa che gestiscono la banca dati dei caduti, alle pagine Facebook che documentano storie militari e a molti altri che citerò di volta in volta.   informazioni@echidelpassato.it www.echidelpassato.it

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