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Il vaiolo del 1801 a Palermo


L’epidemia di vaiolo del 1801 colpì i quartieri di Palermo in maniera diversa tra i quartieri a seconda della densità abitativa. Nel 1801 Palermo era una città molto disomogenea, quartieri densissimi e poveri si alternavano con zone più ariose e nobiliari.Il vaiolo, come tutte le malattie a trasmissione diretta, colpì duramente i quartieri popolari più densamente abitati dove le case erano piccole e abitate da nuclei familiari numerosi o più nuclei, di conseguenza l’igiene era scarsa, l’acqua era difficile da reperire in modo regolare.

I quartieri più colpiti furono quindi il Capo, la Vucciria, Ballarò / Albergheria e la Kalsa (in particolare la zona del Molo)

Queste aree erano caratterizzate da vicoli stretti, cortili, botteghe affollate e un continuo movimento di persone.

I primi tre quartieri popolari Capo, Vucciria e Ballarò, cuore pulsante della Palermo popolare, furono i più colpiti, sia per le famiglie numerose alloggiate in pochi vani, quindi presenza di bambini, che per i Mercati all’aperto perfetti per la diffusione del contagio.

La separazione scarsa tra cortili, vicoli, botteghe e abitazioni era inesistente. Il vaiolo colpì soprattutto i piccoli, la mortalità infantile fu altissima,

Gli effetti del contagio furono disastrosi, aumento improvviso dei decessi registrati nelle parrocchie del centro storico; case intere messe in isolamento spontaneo; sospensione del lavoro di botteghe e attività artigiane. Forte l’impatto sulle confraternite, che si occupavano dei funerali.

La Kalsa, quartiere portuale e militare, fu colpita perché fulcro del traffico marittimo, il porto e le caserme favorirono la diffusione.

Le zone più vicine al mare, come il Molo e la Fossa della Garofala, soffrirono più di altre.

L’epidemia mise sotto pressione l’Ospedale Grande e Nuovo, L’Ospedale di San Bartolomeo, Le Confraternite che gestivano la sepoltura dei poveri, Orfanotrofi e ospizi e Le istituzioni religiose e assistenziali

I bambini rimasti orfani vennero accolti negli istituti religiosi, che registrarono un aumento improvviso degli ingressi e, di conseguenza, il pericolo di aumento dei contagi.

 

I quartieri nobiliari, Olivella, Loggia, Monte di Pietà abitati da famiglie benestanti subirono l’epidemia in modo più lieve, ma non ne furono immuni. Qui le case erano più grandi e meno affollate, possibilità di alloggiare i malati in stanze separate, migliore e meno problematico l’accesso ai medici, possibilità di allontanare i bambini dalla città traferendoli in ville, bagli, feudi. Tuttavia si registrarono vittime soprattutto tra loro e la servitù.

Il re Ferdinando IV, presente a Palermo, rimase impressionato dall’alta mortalità infantile e avviò la prima vaccinazione di massa unicum in Europa, ordinando che si iniziasse proprio dai quartieri popolari, dove il contagio era più presente e devastante.

Le vaccinazioni furono fatte, oltre che negli ospedali, nelle parrocchie e nelle piazze dei quartieri più colpiti

Questa decisione fermò l’epidemia, sconfitta entro l’anno.

L’area fuori Porta Nuova sino a Porta d’Ossuna nel 1801 era una zona di espansione appena fuori le mura

caratterizzata da orti, bagli, casupole rurali, magazzini e poche case abitate da artigiani, carrettieri, contadini, piccoli proprietari, lavoratori del vicino Palazzo Reale anche se attraversata da un flusso costante di persone dirette verso Monreale e verso i feudi dell’entroterra l’epidemia qui colpì in modo diverso, per la minore densità abitativa, gli spazi aperti dove si concentravano le attività artigianali e dei campi. Comunque il numero maggiore di vittime si ebbe tra i bambini.

Il vaiolo colpì più duramente in quest’area le case dei lavoratori del Palazzo Reale che lavoravano: nelle scuderie reali, nei magazzini, nei servizi del Palazzo.

Però la vicinanza al Palazzo Reale, dove risiedeva Ferdinando IV, portò due effetti positivi, maggiore attenzione delle autorità, medici e cerusici erano più presenti rispetto ad altri quartieri periferici, Vaccinazioni precoci.

Quando iniziò la campagna vaccinale jenneriana, i bambini delle zone vicine al Palazzo furono tra i primi a essere vaccinati.

 

 
 
 

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